CORTE DEI CONTI EUROPEA: ‘Scarso impatto dei Fondi della PAC per la salvaguardia della biodiversità’

08 giugno 2020 ― Aggiornamenti

Venerdì 5 Giugno, in concomitanza con la giornata della Terra, La Corte dei Conti Europea (CoA) — l’organismo che supervisiona e garantisce che il denaro dei contribuenti dell’UE sia speso in modo saggio e corretto – ha pubblicato un rapporto sugli impatti della Politica Agricola Comune (PAC) sulla biodiversità nell’UE.

Tra il 2014-2020, la Commissione prevedeva di spendere 86 miliardi di euro per la biodiversità – 66 miliardi di euro dei quali sarebbero dovuti provenire dalla PAC. In realtà, però, la Commissione ha sovrastimato grossolanamente l’ammontare dei fondi della PAC destinati a misure benefiche per la natura. Negli ultimi sette anni, la maggior parte della PAC è stata spesa per sussidi che finanziano soprattutto l’agricoltura intensiva e l’allevamento industriale. Il modello di agricoltura intensiva che essa promuove porta direttamente alla perdita di biodiversità, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria, all’eccessiva estrazione dell’acqua e contribuisce al cambiamento climatico.

La relazione della Corte dei conti, infatti, constata che “la maggior parte dei finanziamenti della PAC ha uno scarso impatto positivo sulla biodiversità”. La relazione condanna in primo luogo i pagamenti direttamente dannosi per la biodiversità, come il sostegno alla produzione o “pagamenti accoppiati”, la maggior parte dei quali attualmente va al settore della carne e dei prodotti lattiero-caseari.

La Corte evidenzia inoltre il fallimento del Greening nel primo pilastro dell’ultima riforma della PAC, che avrebbe dovuto avere lo scopo di aumentare la biodiversità dei terreni agricoli, ad esempio pagando gli agricoltori per fornire spazio alla natura nelle loro aziende agricole, ma la cui efficacia è stata compromessa dall’equiparazione al mantenimento aree naturaliformi (EFA) di “opzioni a basso impatto” come le colture azotofissatrici che sono state quelle a cui gli agricoltori hanno fatto maggior ricorso.

Nonostante nella nuova riforma la CE stia tentando di rimediare a ciò introducendo nel primo Pilastro la Condizionalità rafforzata e il nuovo strumento degli Ecoschemi, il Consiglio Agricoltura e la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo stanno nuovamente cercando di indebolire queste ambizioni ambientali nei negoziati in corso per la riforma della PAC, al contrario della Commissione Ambiente del Parlamento ha proposto di rafforzarlo.

I revisori dei conti sottolineano anche la miglior capacità del secondo pilastro nel contribuire alla conservazione della biodiversità, poiché i fondi di questo pilastro possono essere spesi in modo mirato secondo degli obiettivi chiari, ad esempio per i programmi agroambientali.

Leggendo l’analisi non sorprende quindi che, nonostante i presunti 66 miliardi di euro della PAC spesi per migliorare e rafforzare la biodiversità nell’UE, tra il 2014 e il 2020 non ci sono stati miglioramenti misurabili. Da evidenziare è anche come la Corte sottolinei la le difficoltà di valutare definitivamente l’impatto della PAC sulla biodiversità a causa di un monitoraggio e di indicatori inadeguati, che dovranno essere quindi migliorati nella prossima programmazione, includendo anche il monitoraggio dei cosiddetti “sussidi perversi” ossia dei fondi che vanno a misure che creano danno alla biodiversità.

La Corte conclude che “di fatto, i dati disponibili sulla biodiversità delle aree agricole nell’UE mostrano inequivocabilmente un declino negli ultimi decenni “La Commissione ha di fatto accettato tutte le raccomandazioni dell’Auditor e, nel suo ultimo documento contenente le misure per migliorare l’ambizione ambientali della PAC, pubblicato congiuntamente alle strategie biodiversità e Farm to Fork, ha affermato che la PAC deve contribuire al pieno al Green Deal Europeo. Spetta ora al Parlamento europeo e al Consiglio Agricoltura, che attualmente stanno apportando modifiche alle proposte della Commissione, non indebolire tali ambizioni.

In sintesi possiamo affermare che considerato che negli ultimi sette anni siano stati spesi 66 miliardi di euro per la natura attraverso la PAC, senza risultati evidenti il problema non era che non c’erano abbastanza soldi – il problema è che i soldi andavano nelle mani sbagliate ossia ovvero a chi non ha fatto cose utili per la natura. Questo rapporto mostra chiaramente la strada che l’UE deve intraprendere per fermare la distruzione della natura in Europa – resistere alla lobby delle aziende agricole intensive, porre fine ai dannosi sussidi della PAC e mettere sul tavolo del bilancio dell’UE denaro reale per la biodiversità.