Il futuro della PAC per il Consiglio dei Ministri Europei dell’Agricoltura

09 settembre 2020 ― Aggiornamenti

Lo scorso 8 settembre la presidenza tedesca dell’Unione ha pubblicato un documento sul futuro della Politica Agricola Comune derivante da più recente confronto dei Ministri dell’Agricoltura Europei nell’ultimo consiglio informale, svoltosi ad inizio mese, e dal meeting dello “Special Committee on Agriculture” svoltosi il 7 settembre.

Questo importante documento che contiene gli emendamenti ai regolamenti presentati dalla commissione europea per la PAC post 2020, traccia la visione proposta dalla Presidenza Tedesca e che dovrà essere confermata nelle prossime settimane dagli Stati Membri sul futuro dell’agricoltura Europea che presenta luci ed ombre rispetto alla da tutti noi auspicata transizione agro-ecologica in linea con i principi del Green Deal.

Positivo è per la Coalizione CambiamoAgricoltura e i network europei la conferma dell’importanza degli Ecoschemi come strumento che potrà sostenere la transizione ecologica che si confermano obbligatori per gli Stati Membri, superando l’incertezza data dalla posizione contraria di alcuni Paesi, nonché la necessità di una quota di budget fisso a loro dedicata, come proposto sia dal Parlamento che dalla Commissione nell’ultimo documento sulla PAC che accompagnava le strategie Biodiversità e Farm to Fork. Per mediare al timore degli Stati di non riuscire a spendere il budget fissato viene proposto un “periodo di prova” dopo il quale sarà possibile rimodulare il budget dedicato senza ripercussioni finanziarie.

L’altro punto nodale è la percentuale di aree non produttive obbligatorie all’interno della condizionalità, fondamentale per il raggiungimento del target del 10% di aree naturali negli ambienti agricoli contenuto nella Strategia Biodiversità. La presidenza chiede positivamente un aumento rispetto all’attuale 5% (non specificando però al percentuale definitiva), ma purtroppo la limita ai soli seminativi, quando è dimostrato che garantire una percentuale minima del 10% di aree naturali è indispensabile in tutte le tipologie colturali (vedi qui). Inoltre sarebbe molto grave se venisse accettata la proposta di conteggiare (seppur con un fattore di conversione) alcune colture come spazi per la natura. Questo ricalcherebbe l’errore fatto nell’attuale Greening che ha reso la misura sostanzialmente inefficace.

Stessa considerazione vale per la proposta di conteggiare nel 30% del budget del II Pilastro da dedicare alle misure per clima e ambiente anche gli indennizzi per le aree svantaggiate, che così come sono ad oggi distribuiti, ossia a pioggia, non portano alcun beneficio, e non garantiscono nemmeno l’obiettivo prefissato di mantenere vitali le aree interne, come dimostrato da diversi studi.

Molti dubbi e preoccupazione invece vengono dall’introduzione nell’articolo riguardante l’approvazione dei Piani Strategici Nazionali di una frase che limita ai soli “Documenti legalmente approvati dagli Stati Membri” i vincoli di coerenza che la CE potrà valutare nei riguardi dei piani strategici. Questo avrebbe il significato di non vincolare gli Stati Membri alla coerenza tra il Piano Startegico Nazionale e le Strategie Biodiversità e Farm to Fork (che essendo appunto strategie non hanno valenza legislativa).

Questo emendamento rischia di rendere vani molti degli sforzi verso la transizione verde dell’agricoltura europea facendo viaggiare la PAC, unica tra le politiche europee, parallelamente al Green Deal, quando potrebbe esserne invece uno dei motori propulsivi portando benefici agli agricoltori, ai cittadini e alla salute.

CambiamoAgricoltura auspica quindi che gli Stati Membri rivedano questa loro posizione e allineino la PAC al Patto Verde per il Futuro dell’Europa.