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L'esito finale del negoziato PAC deve evitare il male peggiore

03/06/21
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Negoziato riforma PAC - CambiamoAgricoltura

L’ultima riunione del Trilogo doveva chiudere il negoziato per la riforma della PAC post 2022 ma è naufragata fra accuse e veti incrociati. Entro giugno dovrebbe arrivare l’accordo finale e la Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica siano evitate le decisioni peggiori che allontanerebbero ancora di più la PAC dal Green Deal europeo.

“Siamo molto sorpresi e anche amareggiati per il tentativo di attribuire il fallimento del negoziato del Trilogo alla volontà della Commissione e del Parlamento UE di approvare una riforma della PAC dove la sostenibilità ambientale sia a discapito della sostenibilità economica, quando è vero esattamente il contrario.”

Questa la reazione della Coalizione #CambiamoAgricoltura ai commenti di alcuni decisori politici e Associazioni agricole sull’esito negativo della trattativa in corso a livello europeo. Dopo quattro giorni e quattro notti di discussioni l’accordo è saltato essenzialmente su due temi che la Coalizione #CambiamoAgricoltura ritiene dirimenti per evitare una riforma ancora peggiore rispetto a quella delineata dal voto del Parlamento UE ad ottobre 2020.

A bloccare tutto è stata, infatti, la trattativa sull’architettura verde, ed in particolare la percentuale delle risorse da destinare agli impegni per la tutela del clima e della biodiversità, e la distribuzione dei pagamenti diretti, che vengono ancora erogati in base agli ettari premiando così le grandi imprese a discapito dei piccoli agricoltori.

Parlamento e Commissione EU spingono per vincolare gli Stati membri alla percentuale del 30% dei fondi del primo pilastro per il nuovo strumento degli ecoschemi mentre il Consiglio AgriFish è fermo al 20%, con ministri dell’Agricoltura di alcuni Paesi che chiedono di scendere addirittura al 18%.

Sugli ecoschemi è saltato anche il tentativo di mediazione della Commissione UE che aveva presentato la proposta di lasciare agli Stati membri libertà di scelta tra un finanziamento stabile al 25% dei pagamenti diretti per tutta la durata del periodo di finanziamento 2023-2027, oppure un finanziamento al 22% nel 2023 con un aumento graduale fino al 30% nel 2027. La distribuzione dei sussidi tra le grandi e le piccole e medie imprese sarebbe l’altro principale scoglio che ha fatto naufragare la riforma della nuova PAC, con il Consiglio che si oppone al capping obbligatorio (un tetto massimo all’importo dei sussidi per le aziende di maggiori dimensioni) che il Parlamento aveva invece proposto di fissare a 100mila euro, con regressività a partire da 60mila euro.

Oggi l’80% dei sussidi è destinato al 20% delle aziende agricole più grandi e il Consiglio Ue sta così dimostrando di non avere interesse a mettere fine ai privilegi dei grandi proprietari. “Non ci sono dubbi sulle responsabilità del Consiglio UE per questo fallimento della riforma della PAC – commentano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura – con i ministri dell’Agricoltura degli Stati membri che si stanno opponendo anche ai minimi cambiamenti proposti dal Parlamento e dalla Commissione, condizionati dalla potente lobby delle corporazioni agricole europee.”

Non è, infatti, una coincidenza l’incontro del Consiglio AgriFish con una delegazione del Copa-Cogeca proprio nei giorni del Trilogo. Per il commissario UE all’Agricoltura, Wojciechowski, una volta approvata la riforma della PAC l’attenzione sarà tutta dedicata alla redazione dei Piani Strategici Nazionali degli Stati membri, che dovranno essere ambiziosi per raggiungere i nove obiettivi specifici della nuova PAC, in particolare quelli relativi al Green Deal indicati dalle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura esprime molta preoccupazione sulla redazione del Piano Strategico Nazionale dell’Italia. “Dopo l’evento del 19 aprile, con l’annuncio della costituzione del tavolo di partenariato, non è accaduto nulla, non si hanno notizie del Decreto per la nomina dei rappresentanti dei componenti del tavolo, delle sue regole e modalità di lavoro, mentre il ministero dell’Agricoltura sta già definendo l’analisi dei fabbisogni solo con le Regioni, escludendo da questa prima fase della redazione del PSN anche il ministero della Transizione Ecologica – commentano le Associazioni ambientaliste, dell’agricoltura biologica e dei consumatori – Eppure la Commissione Europea ha ricordato che tutto il partenariato economico e sociale deve essere coinvolto in tutte le fasi della redazione del Piano Strategico Nazionale”.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura attende risposte dal Ministro Stefano Patuanelli, auspicando maggiore trasparenza ed un reale e sostanziale coinvolgimento del partenariato economico e sociale nella redazione del Piano Strategico nazionale, non solo formale per superare l’esame della Commissione UE, nonché un impegno dell’Italia a spingere il Consiglio verso posizioni più ambiziose per non far naufragare del tutto le timide ambizioni ambientali di questa PAC e la possibilità di raggiungere i target fissati dal Green Deal Europeo.

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