Notizie allarmanti dall’analisi della PAC

06 dicembre 2017 ― Aggiornamenti

Notizie allarmanti dall’analisi dell’attuale PAC e la Commissione Agricoltura Europa risponde con una proposta inadeguata che annuncia uno scenario ancora peggiore per il futuro.

Notizie non confortanti riguardo agli impatti della PAC sui cittadini e sull’ambiente sono emersi dallo studio internazionale promosso da BirdLife, EEB e Nabu presentato lo scorso 21 Novembre. L’analisi, condotta da ricercatori indipendenti, sulla base di oltre 450 studi scientifici europei mostra come la Politica Agricola Comune non è stata capace di affrontare e risolvere veramente i temi della equità e della salvaguardia ambientale e i risultati ottenuti non giustificano i miliardi di euro spesi dai cittadini europei ogni anno.

Dalla Fitness Check sono emerse delle raccomandazioni chiave per le prossima programmazione politica riassumibili nella seguente frase: “trasformare la PAC in una politica per il Cibo e l’uso sostenibile del territorio e delle risorse, con processi decisionali trasparenti.” Tale frase richiama il principio espresso dal Ministro alla nostra coalizione nel convegno dello scorso ottobre a Bergamo, ossia che la PAC diventi una politica delle 3 A: Agricoltura, Alimentazione e Ambiente.

Purtroppo, però, la Comunicazione della Commissione Agricoltura presieduta dal Commissario Hogan, diffusa il 29 Novembre non risponde, a nostro parere, in modo adeguato alla gravità della situazione e prospetta una riforma che va nella direzione opposta alle aspettative dei cittadini europei. Pur riconoscendo la gravità della crisi ambientale che dimostra i limiti del modello agroindustriale su cui è impostata l’agricoltura europea, la proposta di riforma della PAC post 2020 annunciata dalla Comunicazione della Commissione non fornisce soluzioni efficaci.

La principale proposta che scaturisce dalla Comunicazione è, infatti, una maggiore libertà per gli Stati membri di spendere i fondi secondo finalità proprie e non, invece, per raggiungere chiari obiettivi condivisi e vincolanti a livello europeo, senza che essa corregga le distorsioni del “Primo Pilastro” della Pac, i cui sussidi, in prevalenza, non si relazionano al raggiungimento di risultati concreti. I pagamenti basati sui risultati vengono indicati come una delle possibili soluzioni ma resta tutto ancora indefinito rispetto alla maggiore autonomia attribuita agli Stati membri.

In essa non è contenuto nessun obbligo per gli stati membri relativo ai fondi ambientali, e rimane debole il richiamo al mandato Europeo di co-finanziamento della Rete Natura 2000 e di attuazione delle diverse Direttive comunitarie ambientali (dalle due Direttive per la biodiversità, “Habitat e Uccelli” alla Direttiva Acque, dalla Direttiva pesticidi alla Direttiva Nitrati, ecc.) e degli impegni internazionali dell’Europa per dare una risposta alle crisi ambientali globali. Ciò risulta particolarmente inaccettabile alla luce di quanto invece si muove in altri settori dell’economia e della società in riferimento alle risposte all’emergenza climatica: la PAC 2021-2027 deve assumere la mitigazione dei propri effetti sul clima come assoluta priorità, diversamente il comparto, che soprattutto nella sua filiera agrozootecnica già oggi pesa per quasi un quarto delle emissioni climalteranti, rischia di esprimere la quota preponderante di contributo emissivo, da qui alla scadenza 2030 degli impegni europei per l’attuazione degli accordi sottoscritti a Parigi.

Questa prima comunicazione appare come un’opportunità persa da parte della Commissione Europa, ma ciò ci spinge ancora di più a lavorare perché i contenuti della futura PAC vadano nella direzione corretta di salvaguardare gli agricoltori, l’ambiente e i cittadini europei.

Link alla sintesi dello studio sulla Fitness check della PAC in Inglese, Francese