Sicurezza alimentare e protezione dell’ambiente, perché ora non sono in conflitto?

30 Marzo 2022 ― Aggiornamenti

Riportiamo di seguito l’approfondimento pubblicato sul portale di Terra! e frutto di un lavoro
collettivo svolto da ricercatrici, ricercatori e campaigner di Terra!, Greenpeace, Fairwatch e LIPU e mira a fornire risposte e proposte per evitare che la guerra in Ucraina venga strumentalizzata con l’obiettivo di indebolire o svuotare le politiche per la transizione ecologica dell’agricoltura.

Nelle ultime settimane il conflitto in Ucraina ha acceso un grande dibattito sulla possibilità che il cibo scarseggi sulle nostre tavole e sulla necessità di intensificare la produzione di alcune materie prime sul nostro territorio, per evitare la dipendenza da paesi terzi le cui tensioni possono compromettere gli approvvigionamenti. Ucraina e Russia sono infatti grandi esportatori di cereali e oli vegetali, il che avrà conseguenze negative sulle forniture globali. I due paesi coprono il 30% del commercio globale di grano tenero, il 32% di orzo, il 17% di mais e oltre il 50% di olio di girasole, semi e farine di semi di girasole. Diversi paesi in Medio Oriente e Nord Africa importano oltre il 50% del loro fabbisogno di cereali e gran parte di grano e orzo dall’Ucraina e dalla Russia. L’Ucraina è poi un importante fornitore di mais per l’Unione Europea e la Cina, così come per diversi mercati nordafricani tra cui Egitto e Libia.

Tuttavia, questi numeri vanno messi in prospettiva e nel loro contesto, perché sono il frutto di fattori diversi, strutturali e precedenti il conflitto in atto, mentre vengono utilizzati anche in maniera strumentale dalle lobby agroindustriali, influenzando la politica e preoccupando i consumatori con una retorica che vorrebbe la guerra in Ucraina come potenziale causa di una carestia in Europa e principale responsabile dell’aumento dei prezzi del cibo.  

Non è così. In questo documento alcune domande chiave chiariscono perché